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Il Cammino minerario di Santa Barbara

Valutato 5.00 su 5 su base di 4 recensioni
(5 recensioni dei clienti)

18,00  15,30 

400 km nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese

Dal mare cristallino di Sant’Antioco alle fitte foreste del Marganai, dalle bianche dune di Piscinas alle spettacolari grotte di Is Zuddas, un viaggio indimenticabile alla scoperta della Sardegna sud-occidentale, tra suggestive miniere dismesse, gallerie affacciate sugli scogli, villaggi fantasma e antiche ferrovie che si perdono nei boschi.

Fil rouge devozionale è il culto di santa Barbara, patrona dei minatori, le cui chiese punteggiano questo splendido itinerario storico e naturalistico.

Descrizione

Un percorso ad anello che da Iglesias si snoda lungo le piste e i sentieri battuti dai minatori lungo 8.000 anni di storia, dal Neolitico al Novecento.

Con tutte le informazioni utili: quando partire, cosa portare, le mappe, le altimetrie, i dislivelli, la descrizione del percorso, dove dormire, i luoghi da visitare.

E, inoltre, le storie e le testimonianze di chi ha lavorato in miniera.

Giampiero Pinna, geologo, nel 2000-2001 ha guidato l’occupazione della miniera di Monteponi che ha portato all’istituzione del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Ha ideato il Cammino minerario di Santa Barbara.

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5 recensioni per Il Cammino minerario di Santa Barbara

  1. Valutato 5 su 5

    “Il Cammino Minerario di Santa Barbara” è su Mountainblog

  2. Valutato 5 su 5

    La recensione su La Stampa viaggi .
    “Lungo il percorso del Parco Geominerario animato da una natura selvaggia e severa, si incontrano tracce di antiche civiltà come nuraghi, pozzi sacri e tombe dei giganti. Poi le miniere (le prime risalgono al secondo millennio a. C.) con le loro soffocanti gallerie. Fra le altre, spicca Porto Falvia, ricavata nella roccia la cui bocca si apre direttamente sul mare come lo stabilimento della laveria Lamarmora. E poi gli edifici, pregevoli esempi di architettura mineraria, come il Pozzo Sella, il cantiere di Piccalina a Motevcchio e la miniera di Serbariu che ospita un museo archeologico industriale; l’archivio storico di Monteponi (il più grande d’Europa) dedicato all’attività estrattiva.
    La guida è corredata da mappe e info su trasporti, ospitalità, brevi schede sui luoghi più significativi e fa parte della collana Percorsi dove la storia promuove «modi e stili di viaggio alla portata di tutti».”

  3. “390 chilometri, 24 tappe da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo tra miniere abbandonate, aspre falesie e chiese campestri, alla scoperta del Sulcis Iglesiente Guspinese, la regione storica più misteriosa dell’isola.”
    Sullo Speciale Sardegna di Bell’Italia, in edicola a maggio è apparso un ampio reportage dedicato al “Cammino minerario di Santa Barbara”, in cui è anche consigliata la guida.

  4. Valutato 5 su 5

    “Per non dimenticare il vissuto che in maniera profonda ha modificato questa zona e ha segnato la sua gente, l’associazione Pozzo Sella ha pensato di dar vita al Cammino minerario di Santa Barbara. Un itinerario di quattrocento chilometri ad anello – con arrivo e partenza nella città di Iglesias – che mette in collegamento tutte le miniere e i villaggi minerari abbandonati del sud-occidente, lungo i paesaggi tipici modellati dal vento e dal sole. Si va a piedi, in bici o a cavallo, su strade carrabili sterrate, mulattiere, sentieri, carrarecce per ben il 75% del percorso e la restante parte su strade lastricate dei centri urbani. Ventiquattro le tappe indicate da cippi – con sopra la torre, simbolo della martire di Nicomedia – tra ventuno comuni (prima di mettersi in cammino è consigliabile avere con sé la guida di Giampiero Pinna, Il Cammino Minerario di Santa Barbara, Terre di Mezzo, che fornisce tutti gli itinerari e le informazioni pratiche) e c’è anche la credenziale, una sorta di passaporto del pellegrino escursionista, con i timbri che attestano l’avvenuto passaggio nelle singole tappe del cammino.”

    “Il cammino minerario di Santa Barbara” su repubblica.it

  5. Valutato 5 su 5

    La consegna del primo Testimonium raccontata da alcune testate locali: L’Unione Sarda online e La provincia del Sulcis iglesiente

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