Di ritorno dal Cammino di san Benedetto

Angela Seracchioli ci ha chiesto di pubblicare questa lettera di Morena, una pellegrina di ritorno dal Cammino di San Benedetto. Lo facciamo volentieri perchè crediamo che rispecchi il vero spirito del Cammino e possa essere di ispirazione per molti.
Cari Simone e Angela,

vi scrivo questa e-mail, volutamente lontano dalla rumorosa vetrina di Facebook, per mandarvi un messaggio di profondo e sincero ringraziamento.

Ho da pochi giorni concluso il Cammino di San Benedetto. Per me è stato il punto di arrivo di un percorso iniziato ben 5 anni fa, quando con un paio di amici sono partita zaino in spalla dal santuario di La Verna, seguendo le orme di Francesco. Passo dopo passo, nel mio cuore i due percorsi si sono fusi, diventando un’unica, intensa esperienza umana.

Sognavo di viaggiare a piedi ancora prima di sapere che esisteva la reale possibilità di farlo. Fin da quando, da bambina, i protagonisti dei miei libri si avventuravano in lunghe e rocambolesche peregrinazioni, diretti a una meta lontana. Avevo già capito che il traguardo era poca cosa, il viaggio era tutto.
È stato quindi con gioia infantile che ho scoperto, da adulta, che il mio era un sogno non solo condiviso, ma (grazie al vostro aiuto) anche facilmente realizzabile! Racimolati quindi un paio di amici volenterosi sono partita per una bella vacanza…e la mia vita è cambiata.

La bellezza dei paesaggi attraversati e l’arte che si respira lungo tutto il percorso già da soli sono un balsamo per l’anima, ma la mia esperienza del cammino è andata ben oltre.

Mettendo un piede davanti all’altro, ho scoperto di essere entrata nella dimensione a cui appartengo. Mi fa sentire di essere a casa, proprio quando niente sembra più lontano. Il tempo si dilata, e le giornate diventano lunghe e mai vuote. Credo che questo sia essere autenticamente felici. Perché lo si è a prescindere dalla pioggia, dal freddo, dal caldo, dai piedi doloranti. È un tipo di felicità che contiene tutto: gioia, paura, stanchezza, meraviglia, dolore.

Lungo la strada, tappa dopo tappa, sono cresciuta e la mia vita è profondamente cambiata. Sono partita dal La Verna con due amici; a Poggio Bustone eravamo in sette. Ho perso i miei genitori, e ho caricato il dolore nello zaino. Ho chiesto al ragazzo conosciuto da poco di accompagnarmi (con titubanza…perché il cammino non ammette maschere!) e giunti a Montecassino era mio marito.

Ora progettiamo di allargare la famiglia, e credo che questo per qualche anno mi costringerà a lasciare lo zaino in un angolo. Ma Il Cammino è ormai entrato nella mia vita quotidiana, nella quale mi sforzo di mantenere quello spirito di essenzialità, accettazione e riconoscenza che sono state alla base della mia esperienza di pellegrina.

Per questo sento il bisogno di ringraziarvi con tutto il cuore: è grazie a voi che ho potuto vivere questa esperienza. Per me, e credo per tutti gli altri, siete stati compagni di viaggio invisibili, ma sempre presenti con le vostre indicazioni, la vostra passione e il vostro entusiasmo. Ci avete insegnato a camminare, e più di tutto a farlo riempiendoci gli occhi e l’anima di quello che ci circonda.

Ci avete affidato a Francesco, Benedetto e a tutti gli altri santi incontrati lungo il percorso. Sono convinta che guidino e proteggano i pellegrini e tenendoli lontano dei pericoli. È facile gioire per i benefici manifesti, ma non è meno importante ringraziare per quei dolori e quegli incidenti che senza rendercene nemmeno rendercene conto ci vengono risparmiati. Sulla strada come a casa.

Porto nel cuore tutte le persone incontrate lungo la via, da ci ha accolto fino ai passanti incontrati lungo la via, che non ci hanno mai lasciato passare oltre senza un saluto, un’indicazione o anche solo un sorriso divertito.

A voi due mando una speciale benedizione. Che il Signore vi custodisca e vi illumini sempre.
Un abbraccio forte!

Morena

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