Nel cuore della Tuscia una nuova casa per i pellegrini

Inaugurata a Pasqua, è in un punto strategico, nel tratto in cui via Francigena e via Romea Germanica coincidono. Aperta da Immacolata e Franco, non ha tariffe. Ciascuno lascia l’offerta che può e vuole fare, in forma anonima. “Una scommessa perché ci costringe ad avere fiducia negli altri. E responsabilizza anche ogni pellegrino: la sua offerta permette di ospitare chi viene dopo e non ha soldi”.

MILANO – La casa è a pochi metri dal basolato romano, nel cuore della Tuscia. Pietre di oltre 2mila anni, su cui ora camminano i pellegrini sia della via Francigena (dal Gran San Bernardo a Roma) sia della via Romea Germanica (dal Brennero a Roma). La Domus Peregrini di Immacolata Coraggio e Franco Steri è senza ombra di dubbio in un punto strategico, vicino a Montefiascone in direzione di Viterbo, nel tratto in cui i due grandi cammini europei coincidono. “L’abbiamo inaugurata a Pasqua -racconta Immacolata, biologa con un passato di ricercatrice del Cnr e da oltre un decennio anche camminatrice-. Finora sono passati almeno 180 pellegrini”. La caratteristica di questa casa è che non c’è una tariffa per il vitto e l’alloggio. L’accoglienza è “a donativo”: ossia ciascuno lascia quel che può e vuole. In forma anonima. “C’è una cassetta in cui possono mettere la loro offerta -spiega Immacolata-. L’apriamo una o due volte al mese, così non possiamo individuare quanto ciascun pellegrino ha lasciato”.

Gli ospiti dormono al piano terra su letti a castello, si mangia tutti insieme su grandi tavoloni e si dà una mano in cucina. E nel piatto i pellegrini spesso trovano i prodotti del grande orto della casa. “È un’ospitalità con una cucina a chilometro zero”, sorride Immacolata. “Per noi è una grande sfida -aggiunge-. L’accoglienza a donativo permette a chiunque di essere ospitato e ci costringe ad avere fiducia negli altri. Non solo. Ogni pellegrino è così responsabilizzato, perché la sua offerta può permettere di ospitare chi viene dopo di lui e magari non ha risorse economiche”. Una parte degli arredi è stato acquistato grazie a una raccolta fondi dal basso (poco più di 3mila euro), tramite una piattaforma di crowdfunding. “Altri amici pellegrini ci hanno poi aiutato nei lavori di ristrutturazione”.

“Siamo stati anche noi pellegrini -racconta-. Inoltre io sono stata volontaria in uno degli ostelli lungo il Cammino di Santiago (di questa esperienza ha scritto, per Terre di mezzo Editore, “Hospitaleros“). Abbiamo voluto creare nella nostra casa un ambiente che potesse favorire l’incontro tra i pellegrini”.

“Siamo entusiasti dell’avventura che abbiamo iniziato -aggiunge-. Noi siamo fermi ma ci passa in casa il mondo. Con tante storie incredibili. Qualche giorno fa sono arrivate insieme quattro donne: erano tutte di nazionalità diversa, sono partite da sole e si sono conosciute lungo il cammino e hanno deciso di farlo insieme”. Le ragioni per cui si decide di intraprendere un cammino sono tante quante sono i pellegrini. Ognuno ha i suoi motivi. “Abbiamo notato che molti hanno già fatto il Cammino di Santiago. Sulla via Francigena e sulla via Romea cercano un’esperienza più autentica, visto che ora quello di Santiago è molto battuto”.

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